La SushiTerapia unisce aiuto psicologico e cucina giapponese


La SushiTerapia unisce aiuto psicologico e cucina giapponese

Descrizione Completa





di Salvatore Torsi

Sushi in coppia

Una delle regole molto spesso utilizzate dagli psicologi è: nello studio non si mangia, non si mastica la gomma, non si fuma. Tutte queste azioni sarebbero acting out che non permettono di esprimere proficuamente sentimenti e azioni.

Io non sono d’accordo. Il colloquio con uno psicologo è una situazione fin troppo innaturale, artificiale e che confina molto spesso il problema e la sua soluzione fra le pareti di uno studio.

Freud era molto rigido sulle regole di setting, ma questo apparteneva al suo carattere e alla sua maniera di intendere il colloquio con il paziente (o meglio: il monologo). Io credo, invece, che un setting meno strutturato aiuti il paziente a sentirsi più parte integrante del problema e non vedersi come “malato”, “sbagliato”, “da curare”.

Io non riesco a vedere i miei pazienti in questo modo. Li osservo e vedo persone infinitamente ricche di potenzialità inespresse che hanno interrotto o semplicemente rallentato il loro percorso di crescita e che chiedono il mio aiuto per “sbloccare” qualche situazione oramai diventata troppo intricata.

E’ quindi importante, da principio, che sia il paziente stesso a percepirsi così, in modo da muovere risorse interne per districare il loro problema. Un piatto di sushi è un ottimo alleato, in questo processo, perché permette al paziente di calarsi già in una realtà a lui più familiare,  che appartiene ad uno spazio condiviso, in comune, con il professionista che gli siede di fronte e che, come lui, è un uomo che beve, dorme e mangia.

Un vero incontro fra due persone, insomma, nel quale il professionista guida l’individuo verso scenari e prospettive a lui utili per poter meglio proseguire, nel tempo, il proprio cammino di vita.

Link: http://www.sushiterapia.it/




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