Il sogno degli psicologi: affiancare i medici di base


Il sogno degli psicologi: affiancare i medici di base

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Mettere insieme, nello stesso ambulatorio, un medico di base e uno psicologo, uno di fianco all’altro. Una scelta non solo possibile, ma anche profittevole. Per il paziente, per i medici e per la sanità pubblica. Perché non sempre la malattia si sconfigge con le medicine o la chirurgia. Anzi, sempre più spesso la domanda di salute è una domanda di benessere. E la voglia di superare il disagio.

E’ il desiderio di rinascere ,di risolvere i nodi che bloccano la psiche e, dunque, anche il corpo. Medico e psicologo insieme è anche una scelta già sperimentata. Da più di dieci anni il professor Luigi Solano, docente di psicosomatica alla Sapienza di Roma, segue in alcuni ambulatori della capitale l’inedito affiancamento professionale, grazie al supporto degli specializzandi in Psicologia della salute dell’ateneo romano. I risultati sono talmente positivi e confortati da prestigiosa letteratura internazionale, da spingere il presidente del’Ordine nazionale degli psicologi, Giuseppe Palma, a cercare interlocutori istituzionali disposti a finanziare la sperimentazione anche altrove.

«In un anno l’apporto di ogni psicologo ha consentito di risparmiare in media 75 mila euro sulla spesa farmaceutica, moltiplicato per due, perché – erano due gli studi serviti da ciascuno di loro, spiega Palma – Un risparmio che certo non corrisponde allo stipendio di uno psicologo».

Ma perché sì arriverebbe a risparmiare così tanto? Alessandra Marchina 36 anni, assieme ad altri sette colleghi ha partecipato alla sperimentazione: «In tre anni ho incontrato 600 persone. Un solo paziente ha chiesto di essere visitato esclusivamente dal suo medico. Gli altri, prima incuriositi poi sempre più liberi, hanno non solo accolto la mia presenza, ma ne hanno tratto giovamento. In almeno cento casi abbiamo individuato un disagio psico-sociale distribuito in diverse aree: familiare, di coppia, lutto, lavoro, maternità, immigrazione. Dal divorzio alla fecondazione assistita dalla simbiosi genitori-figli alla solitudine dell’extra-comunitario dal mobbing all’aborto. Si era creato, in quello studio e per la prima volta, uno spazio di ascolto e di aiuto nuovo».

Sperimentare l’affiancamento medico-psicologo ha un costo e in questo momento i bilanci della sanità regionali sono quasi tutti in rosso. «Ne siamo consapevoli, tuttavia i risparmi sarebbero superiori alla spesa, la ricerca del professor Solano è lì a dimostrarlo e il beneficio per la collettività enorme», risponde Palma che conferma, intanto, interessamento dell’assessore alla sanità pugliese Tommaso Fiore. Oltre al risparmi per la collettività, la sperimentazione incorpora un obiettivo ancora più ambizioso: la definizione di una proposta di legge ad hoc, per istituzionalizzare questa presenza negli studi medici.

«Ma prima sperimentiamo. Abbiamo bisogno di dati ancora più robusti e dettagliati sul territorio italiano», precisa Palma. In parlamento un ddl in materia esiste, ormai dimenticato. All’Ordine, però, non piace perché affida il ruolo di affiancamento a figure diverse dallo psicologo. In Italia gli psicologi sono tantissimi: 80 mila, un terzo di quelli europei, un quarto del mondo. Ed è un settore in rosa, visto che l’80% degli iscritti è donna e questa percentuale sale al 95% tra i professionisti under-30.

I più critici intravvedono nella richiesta di sperimentazione un tentativo lobbistico di risolvere un’emergenza occupazionale. «Ogni anno cresciamo di 6 mila iscritti. E degli 80 mila psicologi italiani la metà è disoccupata», conferma il presidente Palma. «Più volte abbiamo chiesto il numero programmato nelle università. Tuttavia il progetto che proponiamo ha una sua validità, Noi siamo convinti che valga la pena sperimentare.

«Un ingegnere di 40 anni è venuto da me presentando sintomi di astenia e capogiro. Convinto di avere un tumore, scopriamo che non aveva bisogno di alcuna risonanza magnetica. Ma di recuperare i suoi spazzi e il suo sprint, negati dall’ansia di dover accudire la mamma anziana e vedova. Così è stato: dopo solo tre sedute con la psicologa, ha recuperato tutta la sua salute», racconta Enzo Pirrotta, medico di base romano, coinvolto nel progetto pilota, «Sempre più oggi i fattori determinanti per la salute sono bio-psico-sociali. E se tutto ricade sul medico generale si rischia un cortocircuito. Su 1.300 pazienti visitati durante la sperimentazione, 857 non erano malati, ma stavano male perché avevano un disagio psicologico. E nella metà del casi questo disagio nasceva all’interno della famiglia. Solo il 5% degli italiani ha avuto nella sua vita un Contatto con lo psicologo. E’ una discrepanza, uno stigma, una barriera culturale da superare. Tanto più che l’ultimo contratto nazionale consente al medici di base di assumete direttamente infermieri, operatori della riabilitazione o socio-sanitari per l’assistenza domicilio, ostetrici. Perché non gli psicologi, visto che non si parla più dì medicina generale, ma di cura primaria?».




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