Il senso di colpa è nel cervello


Il senso di colpa è nel cervello

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Tratto da http://www.hsantalucia.it/

Da tempo è noto che le emozioni elementari – come rabbia, tristezza, gioia e paura – sono associate all’attivazione di specifiche regioni cerebrali. Le emozioni più complesse come le emozioni sociali, tipiche soprattutto del genere umano, sono state invece finora scarsamente indagate con metodi scientifici. Tra queste emozioni sociali c’è il senso di colpa che svolge un ruolo fondamentale nel nostro pensare ed agire quotidiano. Infatti, ci confrontiamo con il senso di colpa ogni volta che, implicitamente o esplicitamente, siamo chiamati ad operare scelte che possono incidere sulla vita altrui o su regole morali comuni.

Inoltre, il senso di colpa assume rilevanza anche in ambito neurologico e riabilitativo: questo importante aspetto del più generale senso morale può venire alterato da lesioni cerebrali di varia natura (ad esempio secondarie a traumi cranici, ischemie, tumori, ecc.), inducendo nei pazienti significative modificazioni del comportamento sociale.

Nella vita normale il senso di colpa assume uno spettro continuo di sfumature diverse, dipendenti dalle circostanze che lo determinano, al cui interno è comunque possibile identificare due componenti principali ed estreme: quella deontologica e quella altruistica. La prima legata a trasgressione di norme morali, senza un danno oggettivo per altri individui. La seconda evocata, ad esempio, da situazioni in cui qualcuno subisce un danno ingiusto ma indipendente dalla nostra responsabilità.

Uno studio italiano, condotto a Roma dall’IRCCS Fondazione Santa Lucia in collaborazione con l’Associazione di Psicoterapia Cognitiva, ha investigato le correlazioni tra aree cerebrali e senso di colpa nelle sue componenti deontologica e altruistica. I risultati, già disponibili on line, saranno pubblicati sulla rivista internazionale Human Brain Mapping. A condurre la ricerca è stato Marco Bozzali, insieme a Barbara Basile, Francesco Mancini, Emiliano Macaluso, Carlo Caltagirone e Richard S.J. Frackowiak.

Presso il Laboratorio di Neuroimmagini della Fondazione Santa Lucia è stato studiato con la risonanza magnetica funzionale (RMN) un gruppo di soggetti sani, con età tra 21 e 38 anni, sottoposti ad una serie di stimoli visivi in grado di evocare il senso di colpa nelle sue due tipologie indagate. Successivamente, gli stessi stimoli sono stati somministrati ad un nuovo campione di 22 volontari sani, con età uguale a quelli del gruppo precedente. Tutti i soggetti sono stati impegnati in un compito di immedesimazione emotiva con il senso di colpa evocato da tali stimoli. Indipendentemente dalla tipologia deontologica o altruistica, l’analisi dei dati ha evidenziato un’attivazione selettiva di due aree cerebrali: la corteccia del cingolo anteriore e di quello posteriore. Si tratta di regioni cerebrali notoriamente coinvolte in funzioni superiori di tipo cognitivo.

I ricercatori della Fondazione Santa Lucia sono poi riusciti a identificare in maniera più precisa il coinvolgimento delle specifiche regioni cerebrali coinvolte nelle due tipologie di senso di colpa oggetto dello studio. Quella deontologica attiva l’insula, struttura fondamentale nell’esperienza di disgusto verso stimoli esterni ed interni. Quella altruistica coinvolge prevalentemente la corteccia prefrontale mediale: un’area implicata in attività mentali di tipo pro-sociale, ossia legate all’interpretazione di stati d’animo e comportamenti altrui.

Lo studio ha così dimostrato che il senso di colpa coinvolge circuiti cerebrali cognitivi ben distinti, anche se probabilmente soggetti ad una certa variabilità individuale. I risultati della ricerca aprono la strada ad una migliore comprensione di alcune attitudini individuali. Se ne potrà giovare anche la spiegazione di alcuni comportamenti sociali devianti e di manifestazioni psicopatologiche legate a malattie neurologiche e psichiatriche, alla cui base ci potrebbe essere un’alterata elaborazione delle emozioni complesse come, appunto, il senso di colpa.

Una migliore comprensione delle relazioni esistenti tra localizzazione del danno cerebrale e disturbi comportamentali può avere poi importanti ricadute in ambito clinico e neuroriabilitativo. “Modificazioni del senso morale sono frequenti in conseguenza di alcune lesioni cerebrali e di traumi cranici anche non gravi – evidenzia il prof. Carlo Caltagirone, coautore dello studio e Direttore Scientifico della Fondazione Santa Lucia – quindi la comprensione delle basi neurobiologiche del senso di colpa ci permette di migliorare gli interventi riabilitativi, cognitivi e comportamentali che rivolgiamo ai pazienti”.

Va infine ricordato che in ambito psichiatrico è già stato ipotizzato che alterazioni nell’elaborazione di specifici sensi di colpa possono contribuire a disturbi quali i comportamenti ossessivi e compulsivi oltre che alla depressione. Anche in questo caso,quindi, una più precisa comprensione del ruolo svolto dal senso di colpa potrà agevolare lo sviluppo di terapie comportamentali mirate.




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